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[11.07 MiB] Bibbia Traduzione Letterale: 1 Samuele books by Fabrizio Bartolomucci

Caso quasi unico nella letteratura mondiale, la Bibbia non è mai riuscita a separare la fase della traduzione da quella dell’interpretazione. Probabilmente per l’ambiguità e per la mutabilità del contenuto, da sempre i traduttori hanno provveduto a inserire la loro interpretazione del testo spacciandola per autentica, non disturbandosi di riportare le proprie scelte interpretative, ma piuttosto aggiungendo note che allontanano ancora di più il significato dal testo originale: è caratteristica in ambito cristiano l’iniezione di contenuti del nuovo testamento o addirittura di speculazioni teologiche successive come lo spirito santo o le profezie. In questa opera, seguendo l'ispirazione di Mauro Biglino, provvediamo invece a tradurre la Bibbia letteralmente. La regola generale per i termini non standard è che, ove una parola ebraica è presente in una singola istanza, oppure in parti diverse con significati diversi, o ancora nel caso che una qualsiasi traduzione potrebbe introdurre nel lettore un bias indesiderato, la decisione è quella di lasciare la parola in un originale fonetico in forma analoga alla versione di BibleHub, per uniformità. Questo è il caso ad esempio di: ‘ĕ·lō·hîm, Yah·weh, Šad·day, ‘El·yō·wn, Rū·aḥ, Kā·ḇō·wḏ, Mal·’aḵ.
Le persone di nomi, aggettivi e verbi seguono scrupolosamente l’originale ebraico, anche riguardo termini controversi come ‘ĕ·lō·hîm, Šad·day, ’Êl, senza risolvere arbitrariamente le contraddizioni. Il genere degli articoli e aggettivi resi in ebraico viene associato al genere del termine ebraico, e non a quello di una delle traduzioni in italiano; questo può naturalmente portare a ulteriori discrepanze del testo rispetto le traduzioni clericali. Nel caso particolare di ‘ĕ·lō·hîm, quando preceduto da articolo determinativo, si è deciso di renderlo sempre come ‘gli ‘ĕ·lō·hîm’, anche quando il termine regge un verbo al singolare. La soluzione appare quasi altrettanto insoddisfacente quanto coniugare l’articolo col verbo, per usare l’aggettivo singolare solo con il verbo al singolare, es. ‘l’‘ĕ·lō·hîm’, e in tutti gli alti casi al plurale, es. gli ‘ĕ·lō·hîm’, ma riteniamo la forma uniforme decisa essere preferibile dal punto di vista della leggibilità e dell’obiettività.

Il quarto libro dei Profeti, 1 Samuele, tratta della storia intrecciata di Samuele, Saul e David. Qui Yah·weh diventa sempre più evanescente per diventare una forma di ispirazione e in alcuni casi persino passivo, quasi nella forma di un idolo, tanto da poggiare oggetti davanti a lui senza sue interazioni. Il libro è caratterizzato dall’odio a intermittenza di Samuele per Saul e di questi nei confronti di Davide, dopo che questi ha ucciso Golia nel famoso episodio. A questo odio Davide curiosamente non si oppone se non fuggendo, nonostante faccia regolarmente strage di Filistei, per paura di indispettire Yah·weh reputando lui suo mə·šî·aḥ.
Si vede a 1 Samuele 1: 11 come la forma prototipale di preghiera fosse il voto, praticamente estensione naturale del sacrificio, per cui si da via qualcosa sperando di ottenere quello che si desidera. Ci felicitiamo che non si impegni a dargli fuoco come Iefte a Giudici 11!
Si conferma a 1 Samuele 1: 19 come il concepito precipuo attribuito a Yah·weh fosse quello di favorire la fertilità, non differentemente dai popoli che ostentano pali a forma di grandi falli con lo stesso obiettivo. Mentre naturalmente per gli uomini doveva fare da ispirazione per la battaglia. Eros e Thanatos per parlare con i greci, o Marte e Venere nello stesso archetipo, per parlare con gli psicologi.
Occorre ricordare a 1 Samuele 2: 1 che i nemici su cui Anna riporta il successo, è solo l'altra moglie che la prendeva in giro perché non poteva avere figli. L'abitudine clericale di leggere i testi a pezzi, potrebbe far, come sempre, pensare ad altro.
Anna finalmente giunge al punto a 1 Samuele 2: 5, che è semplicemente la rivincita verso l'altra moglie. Chissà se chi ripete queste parole come ode, si ricorda da cosa sono state generate: semplice gelosia familiare.
Ricordiamo anche a 1 Samuele 2: 6, per ricordarlo anche nel seguito, come tutto il discorso faccia riferimento sempre all'idea che Yah·weh gli abbia prima impedito di avere un figlio e poi glielo abbia dato.
Quella messa in silenzio a 1 Samuele 2: 9 è sempre l'altra che ora non potrà più prenderla in giro.
E comincia a 1 Samuele 2: 34 l’infausta opera da Jettatori dei nā·ḇî·îm, o ‘ă·nā·šîm di ‘ĕ·lō·hîm, che dir si voglia, la cui opera è stata tristemente portata avanti ancora in epoca semi-contemporanea, nell’acclamazione dei popoli, dai loro seguaci Veggenti.
E si applica anche presto Samuele a 1 Samuele 3: 11 alla sua opera funesta. Per quanto il redattore si spertichi a dichiarare la sua innocenza e quindi l’autenticità della rivelazione, quasi ritenendo impossibile che sia stato proprio Eli con la sua preoccupazione alle parole del nā·ḇî precedente ad aver impressionato il povero ragazzo, fino al punto di fargli sognare la stessa cosa.
Non dettaglia il resoconto se e come i figli di Eli siano morti, limitandosi a 1 Samuele 3: 19 a dire che non caddero le promesse attribuite a Yah·weh. In effetti nessun fulmine cade dal cielo per fulminarli, ma occorrerà semplicemente un’ennesima guerra persa per far morire i due nel capitolo successivo, attribuendo come al solito ex post la profezia stessa, visto che di certo non solo loro due sono stati uccisi nella disfatta; né era improbabile la guerra e la stessa disfatta visto che erano sotto il loro dominio.
Notare come ancora nelle paure dei Filistei a 1 Samuele 4: 8 coloro che hanno colpito gli Egiziani erano gli ‘ĕ·lō·hîm al completo, non Yah·weh da solo. Questo è significativo perché indubbiamente il verbo attribuito agli ‘ĕ·lō·hîm, termine qui preceduto da articolo determinativo, è il participio plurale mak·kîm (מַּכִּ֧ים), anche questo termine peraltro preceduto da articolo determinativo, oltre naturalmente a contraddire la narrazione di Yiś·rā·'êl riguardo il proprio rapporto privilegiato con uno solo degli ‘ĕ·lō·hîm: Yah·weh.
Diciamo che i Filistei a 1 Samuele 4: 9  si illudano grandemente che in caso di sconfitta sarebbero stati fatti servi. L’unico comportamento che infatti regolarmente tengono i figli di Yiś·rā·'êl nei confronti dei nemici sconfitti è quello di massacrarli completamente: donne e bambini compresi, solo a volte salvaguardando le bə·ṯū·lō·wṯ per poterle stuprare a piacere.
Si può dire con 1 Samuele 4: 10 che, a parte l’aspetto psicologico, l’avvento dell’‘ă·rō·wn di Yah·weh sul campo di battaglia non abbia cambiato in alcun modo l’andamento del confronto militare.
E così si riconsolano per la dura sconfitta a 1 Samuele 4: 11 per il fatto che le due profezie siano state realizzate e i figli di Eli siano finiti tra le vittime.
Ovviamente, a dispetto di tutti gli inganni che in altri luoghi annuncia trionfalmente, si guarda bene il redattore di riportare a 1 Samuele 5: 3 l’ovvia irruzione degli Israeliti nel campo Filisteo per rovesciare la statua di Dā·ḡō·wn nottetempo e suscitare un senso di sgomento avvalorando le loro paure. Qualcuno potrebbe anche pensare alle analoghe operazioni secoli dopo per far corrispondere la resurrezione di Gesù alle aspettative.
Interessante come il redattore attesti la sussistenza del culto di Dā·ḡō·wn a 1 Samuel 5: 5 ancora all’epoca in cui questi scriveva, in qualche modo legittimandola rispetto quello per Yah·weh.
Il lettore è lasciato a domandarsi, con un certo senso di disgusto, la natura delle statue dei tumori descritti a 1 Samuele 6: 5.
Risulta abbastanza chiaro al giorno d’oggi con 1 Samuele 6: come con ottime probabilità l’’ă·rō·wn contenesse materiale radioattivo che naturalmente provocava malattie gravi per chiunque lo trattasse senza attenzione, fossero essi Filistei o Israeliti. Naturalmente i popoli antichi, non avendo nozioni di radioattività e tantomeno dei loro effetti sulla salute, non hanno trovato di meglio che attribuire questi ex-post alla volontà beffarda di Yah·weh.
Interessante come già nella Bibbia a 1 Samuele 8: 5 si affermi l’illusione che un Uomo Forte possa essere risolutivo per una situazione compromessa. Come sappiamo questa idea ricorre nella storia, fino ai tempi odierni, per scoprire, prima o poi, che gli uomini forti sono sempre uomini con le loro debolezze che il loro dominio amplifica a dismisura.
Estremamente ambigua la risposta attribuita a Yah·weh a 1 Samuele 8: 9, cosa che fa pensare che operi per conto di lui qualche oracolo del tipo di quelli citati nei libri epici greci. In effetti le disposizioni precedentemente attribuite a Yah·weh erano state tutte decisamente dirette, per dire poco. Il senso è di non contrapporsi a loro facendo ritenere lo faccia per proteggere i suoi figli, ma spostando la questione sulla soluzione proposta: tuttavia un supposto onnisciente come Yah·weh avrebbe dovuto sapere che non si convincono mai le persone prospettando i problemi futuri e potenziali delle loro soluzioni, soprattutto se non indirizzano il problema segnalato e se sono associati a minacce. Banalmente, in caso contrario, nessuno delinquerebbe.
Diciamo a 1 Samuele 9: 16 che Yah·weh - o la coscienza di Samuele stesso, ovviamente - si sia decisamente convinto, dopo le esitazioni precedenti, dell’opportunità dell’avvento di un re, fino al punto di esserne entusiasta! Sia detto tra parentesi che i Beniamiti erano proprio il popolo di cui aveva invocato lo sterminio a Giudici 20.
Si completa a 1 Samuele 10: 7 la sceneggiata organizzata da Samuele per convincere il povero Saul, evidentemente a fronte del ritrovamento occasionale delle asine che deve aver fatto venire l’idea al nostro di romanzarlo. La struttura è strettamente quella delle truffa composta da una parte vera, una orchestrata e dalla curiosità sollecitata per la soluzione per spingere all’azione. I film di Totò ne rappresentano un campionario assai nutrito, a partire dalla vendita della fontana di Trevi.
E infatti Saul a 1 Samuele 10: 9 abbocca come un tordo, come il turista americano del film di Totò.
In pratica il povero Saul ha cominciato a dare di matto a 1 Samuele 10: 10.
Siamo lasciati a domandarci cosa significhi il proverbio a 1 Samuele 10: 12; forse che le soluzioni si possano trovare dove meno ce se le aspetta, o che sia così facile gabbare gli sciocchi.
Si mostra a 1 Samuele 10: 16 che questi sia stato ancora più spregiudicato di quello che il vostro umile traduttore pensasse. In pratica sembra che le asine Samuele nemmeno le abbia trovate, ma solo detto di averlo fatto. Più astuto di Totò.
Occorre dire a 1 Samuele 10: 21 come non fosse imprevista la scelta. I traduttori clericali lasciano intendere che sia stato scelto a sorte per far capire che la sorte, o il volere degli ‘ĕ·lō·hîm, che spesso ad essa viene equiparato, concordasse con Samuele, quando è ovviamente ben più logico, a prescindere dalla traduzione del verbo bā·ḥar (בָּֽחַר־), ovunque altro attestato come scelta intenzionale, che Samuele se la suonasse e cantasse da solo.
Diciamo che a 1 Samuele 10: 27 si mostra come i figli di Belial siano gli unici ad aver subodorato il trappolone. In breve Samuele se la cava comunque vada: se Saul si mostra un incapace, può dare la colpa al popolo che lo ha obbligato a scegliere un re nonostante il suo parere contrario, in questo dimostrando di aver fatto il meglio possibile, anche se noi sappiamo abbia invece proceduto a caso sull’impulso del momento; se invece improbabilmente dovesse dimostrarsi un buon re, potrà sostenere di aver fatto un’ottima scelta.
Certo bizzarra la richiesta fatta a 1 Samuele 11: 3 ; in pratica si chiede al nemico di aspettare ad attaccare finché non siano arrivati i rinforzi! Per giunta, oltre ad accettare questi come idioti, si fanno pure ingannare dopo aver aspettato una settimana. Forse arroganza o notizie che suggerivano loro che Yiś·rā·'êl non fosse coeso;  a parte il fatto che debba minacciare Saul gli altri di uccidere tutti i loro buoi per indurre le altre tribù a combattere con lui, altro non viene detto nel testo Biblico per aiutarci a capire meglio.
Probabilmente dalla forma a 1 Samuele 11: 7 deriva la corrente forma: “paura della Madonna”, per indicare qualcosa di davvero pauroso.
Misteriosa l’identità del mā·šî·aḥ chiamato come testimone da Samuele in 1 Samuele 12: 3. In un primo momento si potrebbe pensare a Saul, se non fosse che subito dopo da a questi dell’idiota.
Dell’elenco a 1 Samuele 12: 11 nulla si sa di questo Badan; a differenza degli altri le cui storie sono riportate, a parte il parlante per se stesso, in Giudici, di costui nulla viene detto precedentemente. Forse la sua storia è riportata su qualche testo ora perso o rimosso dal canone.
Samuele ancora “rosica” in 1 Samuele 12: 12 sul fatto che non gli abbiano dato retta, o forse che abbiano tolto il potere ai suoi discendenti.
Tecnicamente quanto detto a 1 Samuele 12: 13 da Samuele è falso. Ovviamente Saul è stato scelto da lui stesso e in modo assolutamente avventizio a titolo di boicottaggio, non certo il popolo. Peraltro risulta questo un segno di totale disistima per Saul stesso.
Samuele a 1 Samuele 12: 17 mostra anche doti di meteorologo...!
Il brano sempre a 1 Samuele 12: 17 è del tutto falso e ipocrita, in quanto Yah·weh viene mostrato in 1 Samuele 9: 16 al contrario ben felice dell’avvento di un re!
Francamente si ha problemi a comprendere la ragione dell’ira di Samuele contro Saul a 1 Samuele 13: 13; a prima vista sembrerebbe per aver provocato i Filistei considerando di non avere alcuna armatura, come spiegato dopo. Invece sembra dipendere dal fatto che non si sia affidato a Yah·weh invece di fare da solo; per quanto abbia lui stesso fatto un olocausto a Yah·weh stesso, non ad altri. Probabilmente la motivazione di Samuele è piuttosto quella di dissociarsi da quella che vede come un’imminente sconfitta dando tutta la colpa a Saul, lasciandosi la porta aperta qualora dovesse andare diversamente. Certamente i clericali, specialmente nella tradizione evangelica, ci vedranno il primato della fede sull’azione.
Ricordiamo che la città di ṣə·ḇō·‘îm ricordata a 1 Samuele 13: 18 è una di quelle che sono state distrutte insieme a Sodoma e Gomorra con l’attacco di distruzione di massa degli ‘ĕ·lō·hîm, ed è ancora in questo tempo un deserto.
Evidentemente si verificò un fortunato terremoto, mentre Gionata attraversava il passo a 1 Samuele 14: 15.
E si vede a 1 Samuele 14: 19 come il terremoto si propaghi anche al campo d’Yiś·rā·'êl e, naturalmente credendo sia opera di Yah·weh, chiede al kō·hên di arrestarlo; un poco come si fa ancora oggi di fronte a epidemie o altre catastrofi.
Si vede a 1 Samuele 14: 34 come la prescrizione, ancora oggi seguita dagli ebrei, di privare la carne del suo sangue prima di cucinarla laminandola col sale, fosse tutto meno che assoluta.
Si verifica a 1 Samuele 14: 37 uno dei casi, evidentemente sfuggiti ai revisori, che volevano surrettiziamente provare a creare il monoteismo dalla Bibbia, in cui il soggetto plurale ‘gli ‘ĕ·lō·hîm’ viene coniugato correttamente col verbo plurale ‘ā·nā·hū (עָנָ֖הוּ).
E Saul da per primo di matto a voler uccidere il figlio perché ha mangiato del miele a 1 Samuele 14: 44, nonostante abbia sgominato gli avversari profittando del terremoto.
Il nostro buon Samuele si lancia subito, appena presa un poco di confidenza, a 1 Samuele 15: 3 nel suo genocidio vendicativo personale, sulla base probabilmente di leggende già a quel tempo, forse modello per le azioni che si sono succedute nella storia: esempio caratteristico il genocidio dei Bosniaci i cui antenati Islamici avevano strappato Pristina ai Cristiani 500 anni prima. Si nota che questa volta non vengono nemmeno risparmiate le bə·ṯū·lō·wṯ da stuprare - quanto a bambini e infanti per loro c’è difficilmente speranza anche nei passi precedenti, difficilmente, insieme a questo, letti durante le celebrazioni religiose, oppure selvaticamente interpretati dagli esperti o considerati come misteri.
E naturalmente Yah·weh ci mette il carico da 15, rimproverando Saul, per bocca di Samuele, a 1 Samuele 15: 11, per non essere stato abbastanza spietato; ovviamente non per non aver ucciso bambini e lattanti, per cui c’era nessuna remora da parte di alcuno, ma per essersi tenuti pecore e buoi da mangiare!
Ovviamente il peccato citato a 1 Samuele 15: 18 in riferimento agli Amaleciti è sempre il fatto che non si siano fidati a far transitare gli Israeliti sul loro territorio alla loro uscita dall’Egitto, non i loro comportamenti empi, come spesso di dice per cercare di scusare i massacri perpetrati dagli Israeliti.
Siamo in ascolto a 1 Samuele 15: 22 relativamente all’innovazione per la quale la cosa più importante per Yah·weh non fosse più odorare il fumo di grasso bruciato, come al contrario ripetuto innumerevoli volte, quanto astenersi dal raccogliere il bottino. Si immagina lo sconcerto del povero Saul, che ha evidentemente trovato uno ancora più matto di lui!
Notiamo a 1 Samuele 15: 24 un piccolo atto di resipiscenza da parte di Saul nella interessante contrapposizione tra Yah·weh e Samuele lasciando maliziosamente intendere che non ci sia una perfetta coincidenza tra i due ordini.
Sembra Samuele cogliere l’allusione a 1 Samuele 15: 26, ribadendo la coincidenza tra la sua parola e quella di Yah·weh, non  a caso ribaltando su Yah·weh la də·ḇar che Saul aveva attribuito a lui.
Non viene offerta alcuna ragione del cambiamento di opinione di Samuele e conseguentemente di Yah·weh a 1 Samuele 15: 31 che porta Samuele a tornare con Saul, come fosse nulla. Alla faccia del fatto che nê·ṣaḥ non mente e non cambia non essendo come un ’ā-ḏām, detto poco prima! Qui sembra di avere a che fare con un gruppo di psicopatici, piuttosto che di profeti!
Sarebbe davvero troppo aspettarsi il rispetto della vita dei prigionieri da parte dei figli d’Yiś·rā·'êl; infatti il buon Samuele non trova di meglio a 1 Samuele 15: 33, per riaffermare la sua autorità, che fare a pezzi Agag, che Saul aveva riportato prigioniero.
E infatti Samuele ci ripensa di nuovo a 1 Samuele 15: 35 tornando al suo risentimento nei confronti di Saul, in realtà probabilmente dovuto al semplice fatto di aver lui stesso perduto il dominio su Yiś·rā·'êl per la sua famiglia.
E dopo poco a 1 Samuele 16: 1 Samuele torna a tramare per cercare un nuovo re che gli consenta di mantenere il potere, che auspica di contrapporre a Saul, ovviamente infischiandosi della possibilità di generare una nuova guerra civile che avvantaggi i nemici, importandosi egli solo di se stesso. Per i credenti è ovviamente Yah·weh stesso ad aver repentinamente cambiato idea rispetto a 1 Samuele 15: 31, a meno ovviamente che non si immagini che a quel tempo Samuele si stesse ribellando a Yah·weh, essendo solo autentiche le posizioni di quest’ultimo quando coerenti tra loro.
E comicamente Yah·weh stesso induce a nominare il nome di Yah·weh invano a 1 Samuele 16: 2.
A 1 Samuele 16: 7 Yah·weh, o Samuele per lui, pesca la frase giusta che avrà straordinario successo nella storia, ovviamente quando estratta come sempre dal contesto, fino ai giorni nostri.
E tre: a 1 Samuele 17:12, Davide viene presentato per la terza volta, dopo essere stato selezionato da Samuele/Yah·weh per sostituire Saul come re e da Saul stesso per allietarlo con la cetra. Probabilmente sono stati ricercati i brani eterogenei che comprendevano il riferimento a Davide figlio di Iesse, in una sorte di ricerca Google antilitteram, e raccolti insieme per dare al personaggio una certa autorità.
Inaspettatamente gli Israeliani si inventano pure a 1 Samuele 17: 25 l’esenzione fiscale a titolo premiale, purtroppo non avente altrettanta fortuna al giorno d’ oggi di altre disposizioni.
Il lettore rimane un poco perplesso a 1 Samuele 17: 34 della presenza di leoni e orsi in medio oriente a insidiare le greggi.
Ci si immagina la scena della simpatica conversazione a 1 Samuele 17: 58 tra Saul e David, presumibilmente coperto di sangue e con la testa di Golia in mano a parlare amabilmente di discendenze.
Niente da dire, davvero una canzone ispirante quella cantata dalle nā·šîm a 1 Samuele 18: 7.
Si può dire con 1 Samuele 18: 16 che Davide fosse il primo populista.
Saul con David sembra nettamente Rockerduck con Paperone: le prova di tutte, ma finisce sempre per mangiarsi il cappello. Ora si inventa una nuova trappola e vediamo cosa ne esce, lo vediamo sogghignante a 1 Samuele 18: 20 con il becco del rivale di Paperone.
Evidentemente presso Samuele si bruciavano sostanze psichedeliche, a null’altro si può attribuire il dare di matto di tutti quelli che arrivavano, fino allo stesso Saul a 1 Samuele 19: 23.
Probabilmente il detto a 1 Samuele 19: 24 può essere reso con il nostro “Andò per suonare e finì suonato”, o versioni più volgari.
E’ assai interessante la perplessità di Saul rispetto l’assenza di Davide a 1 Samuele 20: 26 visto che voleva ucciderlo e lo aveva tentato ripetutamente nel passato! L’unica spiegazione ragionevole, a meno di non postulare la schizofrenia di Saul, forse indotta dai fumi psichedelici di Samuele, è che non sospettasse suo figlio Gionata potesse tradirlo per quello che vede come un’usurpatore della sua discendenza e quindi anche del regno di suo figlio.
Saul chiarisce in effetti a 1 Samuele 20: 31 il razionale della sua guerra personale a Davide, non alimentata da odio, ma da Real Politik, nel senso che lo vedeva come un contendente formidabile per il suo regno, per il suo coraggio in battaglia e soprattuto il favore del clero. Ovviamente, come sempre, tali sforzi tendono a rendere la tenuta sul potere sempre più sibillina, come sanno tutti i governanti totalitari, soprattutto quando si schierano contro la chiesa, ma almeno questo a quel tempo non si era ancora capito.
Occorre dire con 1 Samuele 20: 33 che certo non era un punto di forza di Saul la mira! Ha lisciato due volte Davide e ora anche Gionata, quest’ultimo senza nemmeno scucirgli un baffo tanto da fargli solo capire che la vita di Davide era in pericolo.
Diciamo Davide dia a 1 Samuele 21: 3 ottima mostra del comandamento di non pronunciare falsa testimonianza! E questo per giunta a quelli che la Bibbia considera emissari di Yah·weh. Ma ciò in realtà mostra la relatività etica di tutto il messaggio Biblico e di conseguenza delle altre tradizioni monoteiste, alla faccia di quanto proclamino i Papi e gli ex presidenti del senato per cui questo sarebbe un fenomeno recente nella cultura occidentale: fai del bene se non hai la necessità di fare altrimenti, altrimenti fai quello che vuoi. Probabilmente persino la vicinanza delle mafie alle chiesa può essere tracciata a questo atteggiamento relativistico.
Ricordiamo che i Moabiti, a cui David si rivolge a 1 Samuele 22: 3, seguivano l’‘elohe Kə·mō·wōš, anche detto Ḇa·‘al Pə·‘ō·wr, per questo si guarda bene dal citare Yah·weh e usa invece il generico termine ‘ĕ·lō·hîm. Tale finezza ovviamente si perde nelle traduzione clericali che identificano i due termini, lasciando inevasa la contraddizione di rivolgersi ai Moabiti citando l’‘elohe d’Israele da loro combattuto, venendo da questo pesantemente contraccambiati. Questo episodio, insieme con quello di Rut, partecipa al presentare un rapporto decisamente ambiguo con i Moabiti, che appare un popolo decisamente meno aggressivo e vendicativo di quello d’Israele.
Anche a 1 Samuele 23: 7 le traduzioni clericali che identificano ‘ĕ·lō·hîm con Yah·weh comportano la perdita della finezza espressa dal redattore Biblico. Infatti questi aveva già deliberato che Yah·weh fosse passato da Saul a Davide e quindi si è riservato di attribuirlo anche a Saul, utilizzando piuttosto per lui il termine generico.
Il paragrafo 1 Samuele 24: 1 della versione Cattolica, qui seguita come struttura, rappresenta l’ultimo paragrafo del capitolo precedente nella versione originale e per le tradizioni evangeliche.
A 1 Samuele 24: 9 e sgg. emerge per la prima volta nella Bibbia la tecnica del perdono efficace che sarà valorizzata in seguito da Gesù con la figura del: “tendere l’altra guancia”. Probabilmente a ciò è dovuta anche la forte associazione di Davide con Gesù stesso, dovendo in effetti attribuire a Davide la prima scoperta di questa importante tecnica di manipolazione.
E anche il buon Davide a 1 Samuele 25: 13 si dedica all’estorsione: chiede e se gli dicono di no si prepara a prenderlo con la forza.
C’è da dire che non c’è alcuna testimonianza precedente dell’episodio ribadito da Abigail a 1 Samuele 25: 15. Si tratta quindi o di un brano perso nella redazione dell’antologia biblica o di un pretesto di Davide per dare sostengo all’ultimatum, in qualche modo ripreso da Abigail per disinnescarlo.
Da 1 Samuele 25: 16 sembra di capire che la protezione garantita da Davide fosse in realtà una di tipo mafioso: se mi paghi non ti derubo e uccido; il senso del discorso di Abigail è che fino a quel momento non gli avevano proposto alcuna estorsione e si predispone quindi a pagare il pizzo perché la cosa non cambi. Anche al giorno d’oggi sono molte le donne che per paura dissuadono i mariti dall’opporsi al ricatto mafioso. In realtà la banda di Davide si presenta come una banda armata anti-governativa come se ne vedono ancora al giorno oggi, e che non aveva ancora imparato che i civili non vanno estorti per avere da loro protezione.
Il gioco di parole a 1 Samuele 25: 25, che ovviamente si perde nelle traduzioni, è dovuto al termine nə·ḇā·lāh (וּנְבָלָ֖ה) che significa follia, stoltezza, che è simile al nome Nā·ḇāl (נָבָ֣ל).
A 1 Samuele 25: 34 una delle rarissime volte in cui si attribuisce, almeno come augurio, l’attributo ‘ū·lām a Yahweh, in questo caso come augurio per la durata della sua vita.
E a 1 Samuele 25: 39 Yah·weh diventa oggetto di maledizione per la vita dei propri nemici: in questo caso il povero vecchio Nabal.
La fase a 1 Samuele 25: 44 è piuttosto oscura. Sembra di capire che Saul aveva dato sua figlia Mikal a David per poi togliergliela e darla a Palti.
Per chi si fosse illuso che la storia tra Saul e David si fosse arrestata, avrà una sorpresa a 1 Samuele 26: 2 dove si ricomincia da capo, peggio di una tele-novella riguardo una nemesi familiare.
Sembra davvero incredibile che Saul si accampi come mostrato a 1 Samuele 26: 7 senza lasciare sentinelle sveglie di guardia. Saul potrebbe essere stato facilmente preso a modello per il personaggio di Billy Coyote.
Notiamo a 1 Samuele 26: 10 che a Davide cominciano un poco a girare le scatole e ora si dedica a lanciare maledizioni abbastanza variegate su Saul, auspicando Yah·weh risolva il problema per lui, dopo che gli era andata bene con Nabal.
Evidentemente anche il redattore si rende conto a 1 Samuele 26: 12 dell’assurdità per Davide di entrare nell’accampamento di Saul senza nessun sentinella che lo notasse. E come al solito chiama in ballo Yah·weh per sanare le incongruenze.
E a 1 Samuele 26: 17 si ricomincia come niente fosse, lasciando il lettore perplesso e quindi necessariamente alla ricerca del mistero.
Diciamo a 1 Samuele 27: 3 che Davide abbia finalmente compreso la situazione. A stare coi pazzi si rischia di impazzire. Ovviamente nessuna nota sul fatto che coi Filistei si proceda per porte girevoli, un pò li si trucida, un pò ci si rifugia da loro. Quando ovviamente gli Israeliani trovano da vendicarsi persino per storie mitiche.
Chi si fosse illuso che Davide, una volta dato a lui un luogo dove abitare dai Filistei si sarebbe messo a coltivare la terra e allevare armenti, resta deluso a 1 Samuele 27: 8 e sgg. in quanto il nostro torna alla sua occupazione preferita, fare il predone spietato su genti inermi.
Forse è da notare passando di come, ad esempio di nuovo a 1 Samuele 27: 9, la pratica corrente portata avanti dagli Israeliti, anche da parte di individui celebrati come Davide stesso, fosse il genocidio di gente indifesa, poi quelle volte che sono diventati loro oggetto di questa pratica obbrobriosa, ecco che spuntano Giorni della Memoria e contrizione generale!
Il lettore attento noterà che il resoconto dato da David ad Achis a 1 Samuele 27: 10 sia assolutamente truffaldino. Infatti le città sui quali efettua razzie sono evidentemente Filistee, invece dice ad Achis che sono nel territorio d’Israele.
E ovviamente Davide elimina accuratamente i testimoni che potrebbero svelare il suo tradimento, come viene ricordato a 1 Samuele 27: 11.
E infatti si vede a 1 Samuele 27: 12 come Achis abbocchi come un pesce, ovviamente non essendo familiare con i comportamenti disonesti e capziosi degli Israeliani. In una certa logica predatoria si dice che è colpa del truffato se qualcuno si approfitta di lui, e in questa chiave ritengo venga letto questo episodio nell’interpretazione clericale.
Probabilmente passa senza particolare attenzione la nota dell’‘owb che vedeva ‘ĕ·lō·hîm che salivano dalla terra a 1 Samuele 28: 13, peraltro indubbiamente il verbo usato è in terza persona plurale.
Da notare a 1 Samuele 28: 15 che viene fatto dire al Samuele in visione che è salito, non sceso, come sarebbe se si credesse che i buoni vanno in cielo: il verbo usato è ‘ā·lōh (עָלֹ֑ה) che ha sempre un significato di portare su, salire, far fumare in alto ecc. Banalmente viene quindi collocato dopo morto sotto terra, dove è stato seppellito.
Si osserva con curiosità come Yahweh non addebiterebbe a 1 Samuele 28: 18 a Saul di aver attentato proditoriamente alla vita di Davide, suo prescelto, quanto di nuovo per non aver completato il genocidio contro Amalech, limitandosi a uccidere solo uomini, donne, bambini e lattanti, ma riportando le bestie. La “colpa” commessa a 1 Samuele 15: 9.
Una chicca nella traduzione Cei occorre quando Samuele viene evocato da una negromante e la traduzione farlocca le fa dire che Saul e i suoi figli saranno con lui il giorno dopo, così da dare senso a una vita ultraterrena, probabilmente volendosi anche costruire un precedente per il discorso di Gesù sulla croce - per quanto le qualità morali di Saul non fossero certo cristalline e... tutto avvenisse nella visone di una medium, le cui pratiche erano state vietate da Yah·weh stesso esplicitamente! - quando invece quello che c’è scritto nella Bibbia a 1 Samuele 28: 19 è che Saul e i suoi figli e la sua armata saranno in balia dei Filistei il giorno dopo!
Evidentemente Achis ancora non ha capito l’inganno di David che aveva trucidato le città dei Filistei facendo a lui credere di averlo fatto con quelle d’Yiś·rā·'êl, tanto da rassicurare a 1 Samuele 29: 3 i principi giustamente diffidenti.
Assai eccentrico a 1 Samuele 29: 6 che Achis, un filisteo, nomini Yah·weh in un’esclamazione, quando come noto i Filistei seguivano altri ‘ĕ·lō·hîm.
Per la fortuna dei Filistei, per i quali il lettore attento non può che parteggiare contro gli inganni di Davide, il fine piano di ques’ultimo per colpire alle spalle i filistei nel mezzo della battaglia, viene disinnescato per la saggezza dei loro principi, nonostante la stoltezza di Achis, come si vede a 1 Samuele 29: 7. Immagino che i lettori clericali che, come noto, leggono a pezzi disarticolati, considerino Achis come il buono e cattivi i principi dei Filistei.
Assai eccentrico a 1 Samuele 29: 9 il riferimento ai mal·‘ă·ḵîm di ‘ĕ·lō·hîm come campioni di bontà.
A dispetto della rozzezza e crudeltà attribuita ai popoli antichi, a cui alcuni teologi addebitano bizzarramente la rozzezza e crudeltà dello stesso Yah·weh, altrimenti secondo loro non sarebbe stato compreso, occorre osservare, come si vede a 1 Samuele 30: 2 che sembra sia solo il popolo di Israele a procedere al genocidio sistematico delle città conquistate o razziate, gli altri si limitano a portare via i prigionieri. Peraltro il redattore sembra valorizzare il genocidio rispetto la presa come prigionieri, in quanto i prigionieri possono essere liberati, al contrario dei morti.
Bibbia Traduzione Letterale: 1 Samuele
Title:Bibbia Traduzione Letterale: 1 Samuele
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Category:Bibbie, Libri, Religione e spiritualità, Studi biblici
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